IL SAPORE DELLE BUGIE

Vanessa Desogus, 4BT, Istituto Tecnico Industriale Statale “E. Mattei”

Tante volte ci capita di passare vicino a questi edifici chiamati teatri, senza poi però entrarci effettivamente: spesso per noia, o per il fatto che possa essere brutto, soprattutto per noi giovani, che ci perdiamo sul nostro telefono ore e ore e non ci rendiamo conto delle bellezze che ci circondano. Il 27 ottobre, a Milano, al teatro Oscar è stato messo in scena un monologo sulla ludopatia, intitolato Slot Machine.

Marco Martinelli, il regista, ha saputo raccontare perfettamente il punto centrale di questo spettacolo: la dipendenza, in particolare quella per il gioco d’azzardo. E l’attore, Alessandro Argniani, è stato molto professionale e coraggioso nell’immergersi in questo ruolo e ad interpretare questa figura arrabbiata e da una parte anche esausta.

Molto spesso, durante lo spettacolo, il buio prendeva il sopravvento sulla scena: si alternavano momenti di luce, con momenti di scuro profondo, probabilmente per far capire al pubblico la situazione di questo uomo stanco, che cerca in ogni modo di uscire da questo circolo vizioso ma con scarsi risultati. A dire la verità, anche se lontano, il pubblico si ritrova in certe situazioni espresse, nei suoi gesti, così crudeli e così amari con sé stesso. Anche la scelta della fisarmonica come strumento di sottofondo, suonata da un musicista in scena, è stata molto azzeccata, poiché rendeva tutto ancora più angosciante e coinvolgente.

Una delle parti che colpisce maggiormente è sicuramente quando il protagonista fa capire che farebbe di tutto pur di avere soldi da spendere nel gioco: chiede i soldi a suo padre, lo inganna convincendolo che il trattore è rotto; contatta tutti i suoi conoscenti e li imbroglia per farsi dare del denaro. Questo ci fa capire cosa una persona è disposta a fare quando si ha una dipendenza e quanto la dipendenza stessa rovini e porti le persone in un tunnel da cui è difficile uscire.

Un altro momento particolarmente coinvolgente è stato quando l’attore ha iniziato a urlare, sfogarsi, per tutte quelle cose che gli causano la dipendenza, come, ad esempio: “niente più donne”, ”niente più gioco” ecc… e mentre lo diceva, urlava una parola, “axè”, tipica del dialetto romagnolo, che significa “è così”. Durante questa scena ci si può sentire come soffocati, il cuore batte veloce, si può avere una sensazione di tensione. Eppure, allo stesso tempo, ci si può sentire in parte rappresentati da quelle parole così crudeli e feroci, che molte volte tormentano anche noi stessi.

Il fatto poi, che l’attore – ci rivela in un piccolo dibattito dopo lo spettacolo – sia stato cresciuto da un padre con questa stessa dipendenza, rende lo spettacolo ancora più affascinante e interessante:  Argnani riesce a trasmettere agli altri, in questo caso il pubblico, quello che lui ha passato e contemporaneamente rende un servizio agli altri per capire l’importanza di questa patologia, poco dibattuta ma molto diffusa oggigiorno.

Quindi, prima di dire di no alla proposta di andare a teatro, ci penserei qualche minuto, perché queste strutture così semplici all’apparenza, possono nascondere un mondo e insegnare grazie alle storie.


SLOT MACHINE

di Marco Martinelli | TEATRO DELLE ALBE
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
con Alessandro Argnani
musica Cristian Carrara
spazio scenico e costumi Ermanna Montanari
luci Enrico Isola, Danilo Maniscalco
fonica Fabio Ceroni
allestimento scenico a cura della squadra tecnica del Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Enrico Isola, Danilo Maniscalco
organizzazione e promozione: Silvia Pagliano e Francesca Venturi
ufficio stampa Rosalba Ruggeri e Matteo Cavezzali
regia Marco Martinelli
produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro in collaborazione con Olinda